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La danza approda a Scolacium con “In Due – Colorful life”

Danza

La danza approda a Scolacium con “In Due – Colorful life”

Uno spettacolo breve, ma molto piacevole, firmato dal coreografo Mariano Alessio Di Stefano e curato da Lusymay Di Stefano

La danza al Festival Armonie d’Arte con una riflessione sull’idea che abbiamo dell’altro.
E’ cominciata con un divertissement sul balletto classico, ma è stata con “In Due – Colorful life”, la sua seconda parte, che la serata del Festival Armonie d’Arte con ospite la compagnia Giovanni Calabrò ha preso il largo. Alle coreografie con i numerosi ragazzi di Calabrò – con costumi sfavillanti della sartoria di Rita Diaco ed emozioni a manetta, soprattutto per i più piccoli – ha fatto seguito il lavoro commissionato dal Festival proprio alla compagnia sul tema di questa edizione, i duetti, “Duets” appunto.
I ballerini e i loro maestri sono sembrati sposare in pieno la “causa” e hanno portato sul palco di Scolacium uno spettacolo breve, ma molto piacevole, firmato dal coreografo Mariano Alessio Di Stefano e curato da Lusymay Di Stefano. Attraverso alcuni quadri a tutto Strauss figlio, o quasi , due “fazioni” di ballerini, una blu e una rossa, si sono fronteggiate, sfidate, derise. Sulle note di Rose del Sud hanno da subito mostrato il loro essere opposte, quindi diffidenti, paurose quasi, ma allo stesso tempo attratte a vicenda: è quanto accade nella vita di tutti i giorni con il cosiddetto “altro”, qui l’opera ha trasferito l’intera dinamica in un balletto. Con movimenti insoliti, talvolta apparentemente scomposti, molto spesso ironici – qualcuno pure comico, ha strappato risate dalle file di spettatori -, ballerini e coreografi si sono chiesti cosa succede quando qualcuno rompe gli schemi, va oltre la differenza e, toh, si innamora di quell’essere “altro”. Presto detto, le sopracitate fazioni continuano a respingersi a vicenda, cercando di condizionare i due protagonisti, rei dell’interessamento nei confronti dell’altro ,e che in realtà continuano a cercarsi.
C’è anche un outsider, giallo, il cui ruolo è meramente comico, pieno di sé, volutamente isolato e preso in giro – il tutto sullo sfondo di “Sul bel Danubio blu” -, perché eccentrico e pavone, proprio nel suo essere giallo. I rossi e i blu, giallo a parte, continuano a spiarsi e studiarsi con le “Voci di primavera” a fare da cornice perfetta. E’ solo con l’ouverture del “Pipistrello” che i due solisti possono lasciarsi andare in passi a due romantici e passionali, a dispetto dei gruppi di provenienza che cercano di farli rinsavire.
I due arrivano addirittura a perdere i loro colori originali, a diventare neutri: con un bel colpo degli autori – già sperimentato in precedenza con il verde “spalmato” sul giallo -, sono gli stessi compagni di scena a restituire ai due i loro colori precedenti, imbrattandoli letteralmente di blu – lui – e di rosso – lei. Una mossa inutile, poiché il passo a due conclusivo permetterà a entrambi, toccandosi, di trasformare il colore nella somma dei due, tingendo i ballerini di un bel violetto.
Cose belle, molto belle, possono nascere dal confronto con gli altri. In Due è un balletto che gioiosamente lo ribadisce. A più riprese. Unica scelta fuori dai valzer di Strauss, è stato il meraviglioso Concerto per pianoforte e orchestra in La minore di Grieg.

Carmen Loiacono

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