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Atena e la cornacchia, il mito secondo Cornelia Krafft

Ph. Alpha Video produzioni srl

Interviste

Atena e la cornacchia, il mito secondo Cornelia Krafft

Al Museo del Parco è possibile visionare il video dell’installazione realizzata dall’artista e coreografa tedesca

Cornelia Krafft al Parco Scolacium. Eterea, di rara femminilità e davvero felice della sua residenza calabrese. E’ Cornelia Krafft, artista e coreografa tedesca, che in questi giorni ha presentato l’esito del suo lavoro svolto al Parco archeologico di Scolacium, a Roccelletta di Borgia (Cz). Immersa nell’uliveto che caratterizza il Parco, insieme a ciò che resta dell’antica Skylletion, l’artista ha realizzato per il Festival Armonie d’Arte, una installazione all’interno dello stesso Parco dalla quale è nato un filmato conclusivo, summa dell’intero operato, “Lo scudo, le piume nere e il pendolo del tempo”, visibile in una sala del Museo. Il tema “raccontato” da Krafft è il mito di Atena e della cornacchia: la leggenda vuole che la dea vergine abbia salvato dal tentativo di violenza da parte di Poseidone la giovanissima e bellissima Cheronea, trasformandola in cornacchia e facendone sua fedele aiutante. Ma, rea di non aver custodito appropriatamente il mostruoso figlioccio di Atena, Erittonio, Cheronea fu uccisa dalla dea che le preferì come fida compagna la civetta.

Per rivisitare il mito, Cornelia Krafft si è avvalsa dell’aiuto di parte dello staff stesso del Festival, utilizzando materiali semplici, trasformati in elementi narrativi dall’alto impatto emotivo. Così come gli elementi naturali, le pietre, le foglie, la stessa acqua del mare, che diventano personaggi più che vivi, nell’installazione.

Per esempio la maschera che Cheronea indossa, una volta cornacchia.

E’ un colino, di quelli per la polpa dei pomodori, ma per me è stata subito una gabbia, prima ancora che una maschera. Intorno a Scolacium non ci sono molti negozi raggiungibili a piedi, così mi sono guardata intorno e ho trovato questi utensili, il colino e allo stesso tempo la pala per la pizza – divenuta un pendulum, ndr -. Le piume invece le ho ritrovate all’interno della basilica di Scolacium, e poi anche i noccioli secchi delle olive; e ho utilizzato anche del filo d’acciaio arrotolato. Generalmente quando viaggio per residenze artistiche, raccolgo foglie accartocciate, perché lavoro molto con materiali naturali e voglio puntualizzare l’importanza e la preziosità dei materiali di tutti i giorni.

Con lo scudo di Atena è una scelta piuttosto evidente, è fatto interamente di noccioli.

Nella Grecia antica, i guerrieri portavano gli scudi all’altezza del petto per evitare di venire feriti: ho pensato quindi allo scudo come parte del seno, e ho pensato che in qualche modo rappresenta anche il non voler perdere la femminilità di Atena: lei non vuole avere figli, è una guerriera , ho voluto rappresentarla così, ma anche con connotati femminili, come i capezzoli – sullo scudo di noccioli di olivo, è messo in evidenza quello centrale, dorato, che sembra proprio un capezzolo, ndr -, quindi ne rappresenta anche la sua fragilità. Lei non è poi così forte. Nell’installazione c’è anche una foglia di fico, dorata, così come quella di olivo, loro sono la fragilità di Atena e la verginità di Cheronea.

Ma non solo fragilità: cosa può dire dell’occhio di Atena?

E’ un filtro di un vecchio faro utilizzato all’interno del teatro, con al centro un nocciolo dorato: ho pensato ad Atena come se non vedesse come noi, perché protegge, col suo sguardo, quasi come fosse un insetto, ha gli occhi in quel modo, mette a fuoco come gli insetti.

Cornelia Krafft, lei decide di andare oltre il mito, e rappresentare Cheronea anche dopo la sua morte, con alcuni lavori a cavallo tra il collage e il disegno.

Quando alla fine la dea decide di ripudiarla, perché non ha saputo badare a Erittonio, la uccide e Cheronea diventa una costellazione. Da qui l’idea, che ho enfatizzato, della sua formazione dalle piume della cornacchia che si dispongono andando a formare una costellazione: ci sono, in questo momento, anche le tre donne che scoprono Erittonio, e portano alla morte la cornacchia.

Torniamo alle pietre e alle foglie.

Poco prima che le giovani donne vedano Erittonio,  e prima ancora che Cheronea venga violentata da Poseidone, lei gioca con le pietre inconsapevole del fatto che qualcuno abuserà della sua femminilità.

L’acqua e le pietre, però, nel filmato emergono con forza come simbolo della violenza.

Non ho voluto mostrare lo stupro, ma simbolicamente rappresentarlo, con l’acqua e le pietre, nella sua forza brutale.

Non ha avuto paura a dormire la notte al Parco?

Questo parco è preservato e avvolto da questa infinita serie di alberi di ulivo, che lo riparano da disturbi esterni e lo proteggono come soldati: sì, ho dormito nella foresteria, da sola, la notte. E quando alle sette il Parco chiudeva all’inizio dicevo, sono sola. In realtà ho cominciato a pensare a questi ulivi come ai miei guardiani. Allo stesso tempo ho percepito i vari strati di civiltà che ci sono qui a Scolacium e nel Mediterraneo situati a pochi metri di distanza gli uni dagli altri. E’ stato un grandissimo dono poter vivere dall’interno questo “passaggio” dell’umanità.

Carmen Loiacono

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