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“Niente ci fu” – Beatrice Monroy

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“Niente ci fu” – Beatrice Monroy

Dopo il femminismo ottocentesco dell’emancipazione, arrivò la seconda ondata del femminismo, quello della libertà, che avrebbe cambiato le donne e di conseguenza i rapporti tra i sessi

“Niente Ci Fu” di Beatrice Monroy – Edizioni la Meridiana – pp.110 €13,50

“Niente ci fu” è un libro piccolo e breve, di centosette pagine, dedicato a Franca Viola, la giovane siciliana che nel 1965  rifiutò il matrimonio riparatore. Beatrice Monroy, scrittrice palermitana, ne è l’autrice. Erano gli anni Sessanta del Novecento, gli anni del boom economico, del desiderio delle nuove generazioni di cambiare i rapporti sociali e familiari, dell’entrata in massa delle ragazze nelle università pubbliche, della minigonna lanciata in Inghilterra da Mary Quant, degli studenti del Liceo Parini di Milano che pubblicarono sul giornalino d’istituto “La zanzara” i risultati di un’inchiesta sulla sessualità che tanto scandalo suscitò nei buon pensanti. Erano gli anni delle lotte per i diritti, per la cancellazione di alcuni articoli del famigerato Codice Rocco, che accettava l’uccisione di una donna per “delitto d’onore” da parte del suo uomo e istituiva il matrimonio riparatore. Ed è in quegli anni – come racconta l’autrice – che Franca Viola, diciassettenne, la più bella di Alcamo venne rapita e stuprata per giorni e giorni. A destare scandalo, allora, non fu il rapimento e lo stupro, bensì il clamoroso e inaspettato “no” della ragazza alle nozze riparatrici. Negata dal padre a Filippo Madonìa perché appartenente a un clan mafioso, questi, offeso nell’ “onore”, rapì la ragazza  per lavare l’offesa. Un gesto volto ad aumentare il suo “prestigio” di uomo d’onore.
Dopo essere stata “disonorata”, quella donna gli apparteneva per sempre e non poteva non accettare di “farsi” sposare. Ma accadde l’imprevisto. Franca non solo rifiutò il matrimonio riparatore, ma denunciò i suoi rapitori e Filippo per stupro. Affrontò il processo avendo tutto il paese contro.  Alla fine vinse lei, non tanto perché Filippo e gli altri furono condannati al carcere – cosa inconcepibile a quel tempo – , ma perché con il suo “no” aprì la strada agli anni delle riforme. Seguirono, infatti, nel 1968 l’annullamento del carcere per l’adulterio femminile, nel 1971 il riconoscimento del diritto alla diffusione dei contraccettivi, nel 1975 il referendum che riconfermò la legge sul divorzio del 1970, l’approvazione della Riforma del diritto di famiglia, nel 1981 la cancellazione degli articoli sul delitto d’onore e sul matrimonio riparatore, nel 1980 il referendum confermativo della legge n. 194 . Negli anni ’70 arrivava, dopo il femminismo ottocentesco dell’emancipazione, la seconda ondata del femminismo, quello della libertà, che avrebbe cambiato le donne e di conseguenza i rapporti tra i sessi e il mondo attorno a sé. Un cambiamento – come scrive l’autrice – merito in parte anche di Franca Viola – tutt’ora in corso, che molte donne stanno pagando con la vita per l’incapacità degli uomini di cambiare e vedere la libertà femminine come un’occasione  di libertà anche per loro. “Niente ci fu” è un libro attuale che fa pensare dentro una genealogia femminile di lotta contro la violenza maschile sulle donne.

Franca Fortunato

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