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Recensione – “Adorata creatura – Le lettere di Vita Sackvill-West a Virginia Woolf”

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Recensione – “Adorata creatura – Le lettere di Vita Sackvill-West a Virginia Woolf”

C’era una fascinazione reciproca tra loro. Ben presto sarebbe divenuto evidente ad entrambe che così come l’una era in cerca di gloria l’altra era in cerca di affetto

“Adorata creatura – Le lettere di Vita Sackvill-West a Virginia Woolf” – Ed. Tartaruga  pag. 451 €16,60  

Il libro “Adorata creatura” raccoglie le lettere che Vita Sackville –West e Virginia Woolf si scrissero ininterrottamente in vent’anni di amore e di amicizia. Due donne straordinarie, molto diverse tra loro, legate dalla grande passione della scrittura. Le lettere coprono anni che, per ognuna di loro, furono pieni di grandi successi pubblici, di smacchi personali e di dolori. Testimoniano un rapporto intenso e duraturo che, iniziato nel 1922 quando si incontrarono per la prima volta a una cena da amici, durò fino alla morte di Virginia nel 1941. Per Vita, Virginia era semplicemente il “genio gentile”, bella, idolatrata e lontana a cui, nei primi mesi della loro amicizia, rivolse la sua attenzione con ostinata concentrazione. Virginia rispose con una miscela di apprensione. Vita agli occhi di Virginia era la donna superiore, Virginia a quelli di Vita la scrittrice superiore.
C’era una fascinazione reciproca tra loro. Ben presto sarebbe divenuto evidente ad entrambe che così come l’una era in cerca di gloria l’altra era in cerca di affetto. Vita invidiava la scrittrice Virginia e quest’ultima provava soggezione della donna Vita. Nella donna Virginia avrebbe trovato la madre, Vita avrebbe scoperto nella scrittrice la bambina. Quando incontrò l’amica, Virginia era passata attraverso tre seri periodi di follia e aveva pubblicato tre romanzi. Aveva quarant’anni ed era già una scrittrice di chiara fama ma non aveva ancora raggiunto il successo commerciale. Vita aveva già pubblicato vari volumi di poesia e di narrativa ed era anch’essa un’autrice conosciuta. Aveva trent’anni, dieci meno di Virginia. Lettera dopo lettera, l’epistolario rivela l’indole più segreta delle due scrittrici, getta uno sguardo indiscreto sull’ambiente letterario che frequentavano, apre squarci di vita quotidiana tra confidenze, pettegolezzi, istantanee di un’epoca. Vita dimostrò una reale saggezza coll’avere per Virginia «un rispetto ed un affetto troppo profondi» per giocare emotivamente con lei. Quando divenne l’amante di altre, le lettere d’amore tra le due continuarono senza interruzione. Virginia sentì che qualcosa non andava e per reazione alla infedeltà di Vita pensò di scrivere una biografia romanzata dell’amica, in cui avrebbe mostrato al mondo la Vita che amava. Nacque così uno dei suoi romanzi più belli, “Orlando” nel cui mondo spettacolare si poteva leggere la violenza di Orlando, la sua fame di gloria, i suoi sbalzi di umore, le collere, i sogni e il desiderio di solitudine. Virginia arrivò quasi a toccare la vera anima, la forza vitale, del suo eroe/ della sua amata Vita, quando disse che per «scrivere un piccolo libro e diventare famoso» Orlando avrebbe dato tutto quanto possedeva al mondo. Quando la tensione della guerra, la fatica dello scrivere, il terrore del fallimento, l’orrore della vecchiaia e della dipendenza, la paura della follia, sprofondarono Virginia nella depressione più nera, Vita non ne sapeva nulla. Nella della sua ultima lettera del 22 marzo faceva presagire quanto sarebbe accaduto sei giorni dopo. Molti anni dopo Vita scrisse: «Insisto a credere che avrei potuto salvarla se solo fossi stata sul posto e avessi saputo lo stato mentale in cui stava affondando». Restano le lettere, a testimonianza di tanta vita, con tutta l’infelicità e il dolore, che Vita ha dato a Virginia in quasi vent’anni di amore e di amicizia. Un epistolario il loro senza tempo, come l’amicizia e l’amore tra donne.

Franca Fortunato

    

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