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Review – “Talk about that” John Mayall

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Review – “Talk about that” John Mayall

All’età di 83 anni, John Mayall esce con Talk about that, un nuovo album che dà una lezione di stile a intere generazione e una straordinaria conferma, il padrino del blues inglese è tornato

John Mayall
Talk about that
(Forty below)

Quando un musicista prolifico, con oltre cinquant’anni di onoratissima carriera alle spalle, esce con un nuovo album, il timore che sia deludente c’è, fortissimo. Eppure, alla veneranda età di 83 anni, John Mayall non sembra mostrare segni di cedimento o stanchezza, e continua a ruggire come un giovane leone, dando lezioni a intere generazioni. Il padrino del blues inglese – come lo hanno definito, ma si potrebbe andare ben oltre il Regno Unito -, è da poco uscito con Talk about that (Forty below records), in cui John Mayall offre otto inediti e tre cover, andando perfettamente incontro a ogni aspettativa.
L’album è stato inciso nella House of blues californiana, sotto la supervisione di Eric Corne, musicista e ingegnere del suono ormai punto di riferimento per generazioni di “mostri sacri” del genere – lavora anche con Joe Bonamassa, Walter Trout, Glen Campbell, Lucinda Williams, per citarne qualcuno -, e per queste undici tracce, Mayall ha chiamato al suo fianco un trio di musicisti determinanti nella riuscita di questo ennesimo bel disco: al basso c’è Greg Rzab, alla batteria Jay Davenport e alla chitarra Rocky Athas. Ma non finisce qui, per un paio di brani John Mayall ha voluto come special guest un musicista leggendario,  il chitarrista Joe Walsh, “quel” Joe Walsh degli Eagles.  Che, diciamolo, fa pure la differenza: la sua chitarra in Cards on the table e The Devil must be laughing fa da perfetto contraltare alla hammond di Mayall, soprattutto nella seconda, la traccia più lunga e migliore dell’album con i suoi circa 7 minuti.
Talk about that si apre con il funk della title track, già definendo i suoi contorni di album di grande blues. Quindi prosegue con la prima delle tre cover previste, It’hard going up di Bettye Crutcher: sullo swing blues di questo brano Mayall delizia con un dialogo piano/fiati lodevole, e cosa lo diciamo a fare. Le altre due cover sono Goin’ away baby di Jimmy Rogers, un country blues in cui Mayall passa in perfetta continuità dal tradizionale alle sonorità più contemporanee e viceversa con maestria, e lo swing blues di Don’t deny me di Jerry Lynn Williams.
Che Mayall in Talk about that abbia le intenzioni – perfettamente riuscite – di portare a termine un album in cui affrontare tutte o quasi tutte le forme del blues, è evidente con la quinta traccia, Gimme some of the gumbo, un viaggio nella direzione di cui sopra, in cui davvero pare di passeggiare per le strade di New Orleans. In questa escalation di grande musica trova posto anche una ballad raffinata – come del resto tutto Talk about that -, I didn’t mean to hurt you, molto bella.
Il punto forse più jazzatodell’album è Blue midnight, dove già il titolo la dice lunga su un elegante rhythm’n’blues. Talk about that si chiude con due brani emblematici dell’ultimo lavoro di Mayall, degni rappresentanti dei loro predecessori: festoso e divertente, Across the county line è un tripudio di fiati, chitarra e organo, mentre You never know è un ragtime che mette in evidenza anche la voce dell’artista, assolutamente da ascoltare.  

Carmen Loiacono

 

Tracklist
Talk about that
It’s hard going up
The Devil must be laughing
Gimme some of that gumbo
Goin’ away baby
Cards on the table
I didn’t mean to hurt you
Don’t deny me
Blue midnight
Across the county line
You never know

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