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Adele stravince ancora ai Grammys

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Adele stravince ancora ai Grammys

Photo: Kevin Winter/WireImage.com

Adele stravince ancora ai Grammys

Ben cinque sono stati i Grammys che la cantante britannica si è portata a casa, confermando per la seconda volta, la triade di premi più ambita – Canzone dell’anno (riferito agli autori), Singolo dell’anno(riferito agli interpreti), Disco dell’anno

Adele stravince ancora ai Grammys

Come fare incetta di premi, straparlare e lasciare perplessi se non a bocca aperta. Adele non vinto, ha stravinto, per l’ennesima volta, ai Grammys. Ben cinque sono stati i riconoscimenti che la cantante britannica si è portata a casa, confermando per la seconda volta, la triade di premi più ambita – Canzone dell’anno (riferito agli autori), Singolo dell’anno(riferito agli interpreti), Disco dell’anno -, entrando così di fatto nella storia dei Premi, giunti alla loro 59esima edizione. Se nel 2012 era stato grazie a “21”, oggi il merito è di “25” e del suo primo singolo “Hello”, che le hanno permesso di agguantare anche i Premi come Miglior interpretazione solista e Migliore album pop vocale, ma tanta grazia è sembrata stordire e non poco Adele. Nel corso della serata allo Staples center di Los Angeles, la cantante ha ribadito in più occasioni di non meritare di certo almeno uno dei premi, quello per l’Album dell’anno: la cantante fin dall’accettazione ha sostenuto che spettasse a Beyoncé, per il suo “Lemonade”, a lungo ai primi posti in moltissime classifiche. A conferma, ha dispensato saluti affettuosi al suo indirizzo, rilasciando – secondo le testate statunitensi più accreditate – commenti sbalorditi (con tanto di espressioni colorite), in merito. Sul linguaggio forbito dell’inglese, non ci sarebbe molto da aggiungere visto che, dopo l’interpretazione di “Hello”,  nel suo omaggio personale a George Michael, ha pure imprecato ai microfoni per gli auricolari che, a suo dire, non funzionavano correttamente. Ciliegina sulla torta del trionfo di Adele è stata la rottura di uno dei premi, pare fatta volontariamente dalla cantante: qualcuno ritiene che volesse proprio dividerlo a metà con Beyoncé, ma forse non sapremo mai davvero la verità.

Altro artista a fare incetta di riconoscimenti è stato, postumo però, David Bowie: scomparso nel gennaio 2016 dopo soli due giorni dall’uscita del suo ultimo album, al Duca Bianco sono andati i premi come Migliore interpretazione rock, Migliore canzone rock per “Blackstar”, Miglior Album di musica alternativa per il disco omonimo,  Miglior packaging, e Migliore Album Innovativo non di classica. E se l’omaggio a lui, lo scorso anno, era toccato a Lady Gaga, questa volta a ricordare un altro che se ne è andato, Prince, è stato Bruno Mars con la sua personalissima cover di “Let’s go crazy”.

Di certo, l’esibizione più sorprendente è stata proprio quella dell’incintissima Beyoncé Knowles che, novella madonnina con aureola e tanto di pancione in bella vista – e anche di seno, dirompente -, si è esibita in “Love drought”, tutta d’oro vestita e circondata da qualcosa come oltre una ventina di ballerini. Sua l’immagine più rappresentativa dell’edizione 2017 dei Grammys.

Problemi tecnici poi, si sono registrati anche per l’esibizione più attesa, e forse da questi rovinata: tutta la prima parte dell’inedito duetto di Lady Gaga con i Metallica è stata praticamente strumentale, con il microfono spento  – o non funzionante – della Germanotta, mentre quello di James Hetfield, leader della band, è sembrato invece non funzionare affatto, per cui i due hanno condiviso l’unico, tra i loro, risorto dal guasto. Peccato, perché Lady Gaga era perfettamente entrata nella parte, tutta borchie e pelle con “Moth into the flame”.

Sul palco, presentati da James Corden, è stato un alternarsi di premi ed esibizioni, con riferimenti continui al neo presidente a stelle e strisce  – “Godetevi questo momento, ché con Trump presidente non sappiamo cosa succederà”, ha detto senza mezzi termini lo stesso conduttore della serata -, repentini cambi di genere, da Chance The Rapper a Katy Perry, passando per Demi Lovato, i Daft Punk, A Tribe Called Quest – freschi dagli Ottanta -, John Legend.

Nulla di fatto per i tre italiani in lizza: Andrea Bocelli si giocava il Miglior Album Tradizionale, Laura Pausini il Miglior Album Latino, Ennio Morricone la Migliore colonna sonora per “The hateful eight”.

Disco dell’anno: Adele, “25”
Canzone dell’anno: Adele, “Hello”
Migliore album rap: Chance the Rapper, “Coloring book”
Miglior album urban contemporary: Beyoncé, “Lemonade”
Miglior interpretazione solista country: Maren Morris, “My Church”
Migliore canzone rock: David Bowie, “Blackstar”
Miglior interpretazione in duo: Twenty One Pilots, “Stressed out”
Miglior artista emergente: Chance the Rapper
Miglior Opera Album: James Conlon, “Corigliano: The ghosts of Versailles”
Miglior interpretazione corale: Krzystof Penderecki, “Penderecki conducts Penderecki, vol.1”
Miglior solista strumentale classica: Zuill Bailey, “Daugherty: Tales of Hemingway”
Miglior album vocale solista classica: Dorothea Roschmann, Schumann & Berg and Ian Bostridge, “Shakespeare Songs”
Miglior compendio classica: Giancarlo Guerrero, “Daughtery: Tales of Hemingway; American Gothic; Once upon a castle”
Miglior composizione classica contemporanea: Michael Daughtery, “Daughtery: Tales of Hemingway”
Miglior album latin jazz: Chucho Valdés, “Tribute to Irakere: live in Marciac”
Miglior album pop tradizionale: Willie Nelson , “Summertime: Willie Nelson sings Gershwin”
Miglior album pop: Adele “25”
Produttore dell’anno, non classica: Greg Kurstin
Miglior interpretazione pop solista: Adele, “Hello”
Miglior Album di Musica alternativa: David Bowie, “Blackstar”
Miglior Album Rock: Cage the Elephant, “Tell Me I’m pretty”
Miglior interpretazione metal: Megadeth, “Dystopia”
Miglior interpretazione rock: David Bowie, “Blackstar”
Miglior brano rap: Drake, “Hotline Bling”
Migliore collaborazione con un artista rap: Drake, “Hotline Bling”
Migliore interpretazione rap: Chance the Rapper, “No Problem (feat. Lil Wayne & 2 Chainz)”
Migliore album R&B: Lalah Hathaway, “Lalah Hathaway Live”
Migliore canzone R&B: Maxwell, “Lake by the Ocean”
Migliore interpretazione tradizionale R&B: Lalah Hathaway, “Angel”
Migliore interpretazione R&B: Solange, “Cranes in the Sky”
Miglior comedy album: Patton Oswalt, “Talking for Clapping”
Migliore album reggae: Ziggy Marley, “Ziggy Marley”
Miglior regional roots music album: Kalani Pe’a, “E Walea”
Miglior album folk: Sarah Jarosz, “Undercurrent”
Miglior album blues contemporaneo: Fantastic Negrito, “The Last Days of Oakland”
Miglior album bluegrass: O’Connor Band With Mark O’Connor, “Coming Home”
Miglior album blues tradizionale: Bobby Rush, “Porcupine Meat”
Miglior canzone American roots: Vince Gill, “Kid Sister”
Miglior interpretazione American roots: Sarah Jarosz, “House of Mercy”
Miglior album tropical latin: Jose Lugo & Guasábara Combo, “Donde Están?”
Miglior album regional Mexican music (anche Tejano): Vicente Fernández, “Un Azteca en el Azteca, Vol. 1 (En Vivo)”
Miglior album latin rock, urban o alternative: ile, “ilevitable”

Miglior album Americana: William Bell, “This Is Where I Live”
Miglior album latin pop: Jesse & Joy, “Un Besito Mas”
Miglior album country: Sturgill Simpson, “A Sailor’s Guide to Earth”
Miglior brano country: Tim McGraw, “Humble and Kind”
Miglior interpretazione in duo country: Pentatonix, “Jolene (feat. Dolly Parton)”
Miglior album roots gospel: Joey+Rory, “Hymns”
Miglior album grandi ensemble jazz: Ted Nash Big Band, “Presidential Suite: Eight Variations on Freedom”
Miglior abum jazz strumentale: John Scofield, “Country for Old Men”
Miglior album jazz vocale: Gregory Porter, “Take Me to the Alley”
Miglior improvised jazz solo: John Scofield, “I’m So Lonesome I Could Cry”
Miglior album strumentale contemporaneo: Snarky Puppy, “Culcha Vulcha”
Miglior album dance/electronic: Flume, “Skin”
Miglior interpretazione musica da camera/piccolo ensemble: Third Coast Percussion, “Steve Reich”
Miglior registrazione dance: The Chainsmokers, “Don’t Let Me Down (feat. Daya)”
Miglior album New Age: White Sun, “White Sun II”
Miglior brano/canzone gospel: Tamela Mann, “God Provides”
Miglior brano/canzone musica cristiana contemporanea: Hillary Scott & The Scott Family, “Thy Will”
Miglior album gospel: Kirk Franklin, “Losing My Religion”
Miglior album musica cristiana contemporanea: Hillary Scott & The Scott Family, “Love Remains”
Miglior album world music: Yo-Yo Ma and The Silk Road Ensemble, “Sing Me Home”
Miglior album per bambini: Secret Agent 23 Skidoo, “Infinity Plus One”
Miglior album parlato: Carol Burnett, “In Such Good Company: Eleven Years Of Laughter, Mayhem and Fun in the Sandbox”
Miglior album di un musical teatrale: “The Color Purple”
Miglior raccolta di colonna sonora per arti visive: “Miles Ahead”
Miglior composizione di colonna sonora per arti visive: “John Williams, Star Wars: The Force Awakens”
Miglior canzone per arti visive: Justin Timberlake, “Can’t Stop the Feeling!”
Miglior composizione strumentale: Ted Nash, “Spoken at Midnight”
Miglior arrangiamento, strumentale o a cappella: Jacob Collier, “You and I”
Miglior arrangiamento, strumenti e voci: Jacob Collier, “Flintstones”
Miglior packaging: David Bowie, “Blackstar”
Miglior cofanetto o confezione in edizione limitata: Edith Piaf, “Edith Piaf 1915-2015”
Migliori note album: Eubie Blake and Noble Sissle, “Sissle and Blake Sing Shuffle Along”
Miglior album storico: Bob Dylan, “The Cutting Edge 1965-1966: The Bootleg Series, Vol.12 (Collector’s Edition)”
Miglior album innovative, non classica: David Bowie, “Blackstar”
Miglior registrazione remix: Bob Moses, “Tearing Me Up (RAC Remix)”
Miglior album surround sound: Ludovic Morlot & Seattle Symphony, “Dutilleux: Sur Le Même Accord; Les Citations; Mystère De L’instant & Timbres, Espace, Mouvement”
Miglior album innovative, classica: Mark Donahue and Fred Vogler, “Corigliano: The Ghosts of Versailles”
Produttore dell’anno, classica: David Frost
Miglior interpretazione orchestrale: Boston Symphony Orchestra, “Shostakovich: Under Stalin’s Shadow – Symphonies Nos. 5, 8 & 9”
Miglior video musicale: Beyoncé, “Formation”
Miglior film musicale: The Beatles, “The Beatles: Eight Days a Week the Touring Years”
MusiCares persona dell’anno: Tom Petty

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