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Festival delle Invasioni, chiudono i britannici Incognito

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Festival delle Invasioni, chiudono i britannici Incognito

Grande chiusura per Confluenze-Festival delle Invasioni 2017. Sabato 29 luglio (ore 22.00) sul palco del lungofiume una delle band più longeve del soul jazz funky. Sono i britannici Incognito, la cui storia inizia circa quarant’anni fa con Jean Paul “Bluey” Maunick, inglese originario di Mauritius arrivato a Londra all’età di 10 anni, e Paul “Tubbs” Williams, i fondatori della band.
In Maunick hanno da sempre il loro affidabile skipper che, a dispetto del via-vai dei musicisti che si sono avvicendati nel gruppo nel passare degli anni, ha sempre retto saldamente il timone. La svolta avviene nel 1989, quando il dj britannico Gilles Peterson crea l’etichetta discografica Talkin’ Loud, dando la possibilità agli Incognito di creare un nuovo genere musicale, l‘acid jazz, del quale ancora oggi sono i più autorevoli rappresentanti nel mondo, un sound non solo da ballare ma anche da ascoltare, che potesse conciliare la raffinatezza del jazz con il calore e la sensualità sonora del soul-funk, per un coinvolgente intreccio musicale. La consacrazione avviene con l’album ‘Tribes vibes and scribes’ del 1992, dove si trova una versione rivisitata di ‘Don’t you worry about a thing’, di Steve Wonder. Tanti i tour mondiali di successo, quello 2017 vede Cosenza tra le pochissime tappe italiane.
Domenica 30 luglio (ore 22.00), saluta Confluenze il gruppo calabrese – nasce a S. Sofia d’Epiro – dei Peppa Marriti Band. Il loro progetto musicale coniuga le radici del rock con la tradizione e la cultura “Arbëresh”. Hanno partecipato ad importanti festival nazionali come Arezzo Wave, Adriatico-Mediterraneo, Sonica, Ampollino Sound, Festa della Musica, Suns Contest 2009, DemoFest Lamezia Terme, BunkerFest Pezë/Tirana (Albania), Java Kulturore Arbëreshe Skopje (Macedonia). Hanno vinto i premi Etno (DemoFest) e Demo d’autore (Sele d’Oro) 2010. Il 2017 è l’anno del loro terzo disco “Ajëret” anticipato da un video musicale girato da Arash Radpour.
Su una base musicale tipicamente rock, i concerti della band si aprono a sonorità balcaniche (accentuate dall’uso del violino), con riferimento ai canti tradizionali (Vjersh) e proseguono nel mondo della musica popolare e contemporanea.

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