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Folk, country, blues e tanto altro, Freedom highway di Rhiannon Giddens

Rhiannon Giddens

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Folk, country, blues e tanto altro, Freedom highway di Rhiannon Giddens

Al suo secondo album solista, con Freedom higway Rhiannon Giddens ripercorre la roots music e le sue tematiche

Tra folk, country, blues e tanto altro, ecco Freedom highway di Rhiannon Gidden

Rhiannon Giddens
Freedom highway
(Nonesuch)
E’ folk? Sì lo è. E’ country? Pure, ed è ancora blues, soul e, per alcuni versi, spiritual. E’ semplicemente Freedom highway di Rhiannon Giddens, il suo secondo album ufficiale solista. Difficile inquadrarla in uno o due generi precisi, la Giddens concentra in questo gioiellino d’altri tempi tutta la sua esperienza – incredibilmente vasta per una neo quarantenne -, nei suoi dieci anni di carriera. Dieci, non di più, in cui Rhiannon Giddens ha anche vinto un Grammy, uno dei cinque a cui è stata candidata, con la sua band, ancora attiva, dei Carolina chocolate drops. Mica male per una che esce dal Conservatorio come soprano all’età di 33 anni. Buon per noi o chi lo sa, Rhiannon Giddens ha scoperto il mondo del violino e del banjo e ha deciso di dedicarsi alla roots music. Americana, fortemente influenzata dall’aria celtica che si respira in famiglia – il marito è il musicista irlandese Michael Laffan -, e dalla musica tradizionale “nera”, la vita musicale di questa giovane del North Carolina ha preso una “piega” precisa, quindi il volo.
Dopo una serie infinita di collaborazioni ed esperienze artistiche – la sua discografia è piuttosto eloquente in merito -, Rhiannon Giddens approda nel 2015 al suo primo album solista, “Tomorrow is my turn” fatto di cover, da Charles Aznavour a Dolly Parton, senza dimenticare ovviamente i canti tradizionali “neri” americani. Oggi arriva a fare un ulteriore un passo avanti, cimentandosi con un’opera tutta sua, che conta su dodici brani solo qualche cover, a partire da quella che dà il titolo all’album, di Mavis Staple.
Ma procediamo con ordine, dalla traccia che apre al mondo della Giddens: con un incipit di grancassa – o bassdrum che dir si voglia -, in “At the purchaser’s option” la “nostra” con la sua bellissima voce ci porta nel mondo della schiavitù e della libertà, anticipando l’atmosfera, per così dire, dell’intero album, in cui passa in rassegna la musica nera americana e tutti i suoi messaggi degli ultimi secoli. “The angels laid him away”, di Mississippi John Hurt, è fin dalle prime note, un delicato dialogo fra chitarra acustica e la voce incantevole di Rhiannon Giddens. “Julie” attinge dal country, ma presto si muove lungo il percorso dei canti tradizionali, del banjo cui viene affidata la parte melodica, cui si affianca un lacrimoso violino in un crescendo del ritmo e della tensione, nel testo. Bellissima. Il pianoforte che introduce “Birmingham Sunday” – di Richard Farina, resa nota da Joan Baez – lascia già presagire un brano che si scosta nettamente dai precedenti: la precisa melodia libera anche la voce, prima “costretta” nei fraseggi dei canti tradizionali.
Puro funky per cori e ritmi con “Better get it right the first time”, in cui si aggiungono i fiati e un tocco rap che Giddens affida al nipote Justin Harrington. A quattro mani, con la madre di quest’ultimo, Lalenja Harrington, Giddens ha scritto anche uno dei brani di Freedom Highway, “Baby boy”, una nenia di banjo e violoncello – suonato dalla “compagna” di Carolina chocolate drops Leyla Sarah McCalla -, con le voci delle due sorelle che si sovrappongono magicamente. Si ritorna al duo chitarra/voce e alle strutture care a Rhiannon con “We could fly”, ma con un passo avanti negli anni, trasformando rapidamente il brano in un insolito country. A tutto banjo, tromba e rullante – suonato con “spazzole” – è “Hey bébé”, in perfetto stile brass band, che in qualche modo smorza con leggerezza i toni, un po’ tristi – e come altrimenti – dell’album, così come “The love we almost had”. “Come love come” fa dialogare il banjo e la chitarra jazz, prima di approntare la sezione ritmica con la consueta splendida voce piena di Rhiannon Giddens, molto blues. In una collana di perle come questo Freedom Highway non può mancare un brano puramente strumentale come “Following the North star”, un concentrato di ritmi vorticosi, scanditi dal banjo e da varie percussioni. Chiude questo ottimo album la title track, “Freedom highway”, in cui i cori e la chitarra elettrica sono affidati a Bhi Bhiman, musicista eclettico che, per intenderci, ha suonato anche con i Soundgarden.

Carmen Loiacono

 

Tracklist
At the purchaser’s option
The angels laid him away
Julie
Birmingham Sunday
Better get it right the first time
We could fly
Hey Bébé
Come love come
The love we almost had
Baby boy
Following the North star
Freedom highway

 

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