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La porta rossa su Raidue, un successo di scrittura e fotografia

La porta rossa

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La porta rossa su Raidue, un successo di scrittura e fotografia

L’assassino era il più prevedibile, ma anche no. La porta rossa, la serie di dodici puntate della Rai

La porta rossa su Raidue, un successo di scrittura e fotografia

Ieri sera l’ultima puntata della fiction La porta rossa con protagonisti Lino Guanciale e Gabriella Pession, record di ascolti grazie a una trama avvincente e sorniona

L’assassino era il più prevedibile, ma anche no. La porta rossa, la serie di dodici puntate della Rai, andata in onda sul secondo canale, è stata per la sua intera durata una declinazione di questo: ogni cosa è il contrario di quanto appena fatto credere.
Diciamola tutta, nessuno si aspettava un lavoro del genere, e chi ha visto la prima puntata per pura curiosità, magari pure storcendo il naso adducendo a troppe similitudini con il noto film Ghost, alla fine è rimasto sempre più coinvolto e intrigato. Sì, perché il fantasma (Lino Guanciale) che torna dalla moglie inconsolabile (Gabriella Pession) per aiutarla attraverso una medium (Valentina Romani) a trovare i suoi assassini è una storia abbastanza trita, è vero, ma La porta rossa è andato ben oltre questo semplice canovaccio. Anche in questa occasione, come ormai molto spesso, siamo stati di fronte a un’operazione di metacinema – se per le fiction televisive vale pure il termine -, in cui autori e tecnici si sono divertiti tanto a giocare con tutto, dalla materia tra le loro mani all’onestà con lo spettatore, in una continua sfida. Citazioni da ben più prestigiosi precedenti a iosa – Wim Wenders come se piovesse -, fotografia sorniona e una scrittura vivace e divertita hanno reso La porta rossa un progetto sicuramente nuovo per l’Italia, che il pubblico ha saputo premiare con share da capogiro, chiaro segnale che gli spettatori, anche televisivi, sanno riconoscere le cose fatte bene. Ma procediamo con ordine partendo dalla location, Trieste: il capoluogo friulano – o meglio, giuliano -, è una delle città italiane più belle, ricca di fascino e cultura, ma quasi praticamente ignorata come set cinematografico; plauso dunque alla Film commission regionale. Con un porto spettacolare alle spalle, dicevamo, la vicenda del fantasma di Leonardo Cagliostro – nome che la dice lunga sul “gioco” di cui sopra messo in atto dagli autori -, che ucciso nel corso di un’operazione di Polizia, non si sa da chi, incontra casualmente una ragazza capace di interagire suo malgrado con quelli come lui, assume un contorno ancora più misterioso e affascinante, alla Dylan Dog per intenderci.
E con una fotografia, come si diceva, briosa, con inquadrature insolite e interessanti giochi di “frame”, per non parlare delle luci – l’albero di Natale in casa di Cagliostro e Anna in alcune scene stride volutamente in maniera impietosa, quasi provocando dolore in chi guarda -, la resa cinematografica, ben oltre la fiction, soprattutto quella italiana, hanno fatto gran parte del lavoro, contribuendo all’atmosfera già particolare dei luoghi. Con questi elementi la recitazione – non sempre al top, diciamolo -, passa in secondo piano, lasciando ampio spazio all’altra grande protagonista de La porta rossa, la scrittura. Con una squadra di autori in cui figurava una firma nota anche ai più, il giallista Carlo Lucarelli, non ci si poteva aspettare altro: partendo da personaggi ben definiti, ogni puntata ha mirato a costruire ipotesi, subito smantellate nella successiva. Così lo spettatore è stato portato di settimana in settimana attraverso suggerimenti di esiti o soluzioni ben precisi, salvo poi ribaltarli con virate rocambolesche: non è stato solo per i presunti assassini, quanto anche per lo stesso rapporto tra Cagliostro e la moglie Anna, inizialmente in conflitto, in realtà sempre innamorati, nonostante amanti e vite separate. Ma, appunto, lo si scopre solo nelle puntate successive.
Per quanto riguarda il gioco al limite del baro – da parte degli sceneggiatori – in merito alla caccia all’assassino, la dinamica non è tanto nuova: su tutti l’inglese Broadchurch (con David Tennant) ha fatto ampia scuola sull’indicare a ogni appuntamento un probabile assassino, per poi assolverlo in quello successivo. Mentre oltremanica, però, alla fine l’omicida era il più impensabile, mai lontanamente toccato dalle indagini, qui è stato qualcuno che già aveva superato la prova accusatoria, scompigliando ancora una volta le carte.
La messa a soqquadro dura fino alla fine: Jonas, il fantasma amico che aveva aiutato Cagliostro a comprendere la sua nuova condizione (Andrea Bosca) è legato in qualche modo a chi lo ha ucciso. Cagliostro lo capisce, e noi con lui, nell’ultimissimo minuto della fiction, che getta senza esitazione le basi per una seconda stagione in cui, viste le aspettative, La porta rossa dovrà davvero giocarsi il tutto per tutto.

La porta rossa
Da un’idea di Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi
Regia Carmine Elia
Sceneggiatura Carlo Lucarelli, Giampiero Rigosi, Sofia Assirelli, Michele Cogo
Musiche Stefano Lentini

Interpreti e personaggi
Lino Guanciale – Leonardo Cagliostro
Gabriella Pession – Anna Meyer
Valentina Romani – Vanessa Rosic
Ettore Bassi – Antonio Piras
Antonio Gerardi – Stefano Rambelli
Elena Radonicich – Stella Mariani
Fausto Maria sciarappa – Valerio Lorenzi
Gaetano Bruno – Diego Paoletto
Pierpaolo Spollon – Filip
Andrea Bosca – Jonas
Cecilia Dazzi – Eleonora Pavesi
Alessia Barela – Stefania Pavesi
Tommaso Ragno – Elvio Mayer
Daniela Scarlatti – Adele Mayer
Lavinia Longhi – Beatrice Mayer
Raniero Monaco Di Lapio – Raffaele Gherardi
Yuliya Mayarchuk – Helena Cassian
Catrinel Marlon – Helke

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