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“La tenerezza” di Gianni Amelio, il film

Cinema

“La tenerezza” di Gianni Amelio, il film

L’ultimo film di Gianni Amelio è davvero bello. Duro, sotto molti aspetti, ma di una profondità che non può lasciare indifferenti.

“La tenerezza” di Gianni Amelio è un film di una profondità che non può lasciare indifferenti.

Con “La tenerezza” di Gianni Amelio deciso di dare ampio spazio a un’eccellenza, un attore troppo spesso sottovalutato dal cinema, Renato Carpentieri. La tenerezza verte tutta su di lui, è il suo il punto di vista – tradito solo verso la fine – della trama, tratta dal romanzo “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone. La scelta di Gianni Amelio non poteva essere migliore: l’ex avvocato Lorenzo, uomo cupo, dal passato misterioso, offerto da Carpentieri, è perfetto: burbero ma dall’animo fine, coraggioso e arrabbiato. Tanto arrabbiato. Riesce a portare sulle sue spalle, anzi, nell’espressività dei suoi occhi – al contrario della staticità del suo viso -, tutti i momenti più forti del film.
Tanto è arrabbiato, passionale nei suoi sentimenti l’avvocato di Carpentieri, tanto è disturbante – di quel fastidio che ti porti dietro per giorni, dopo aver visto il film, pare sia prerogativa di quelli davvero bravi – il Fabio di Elio Germano, ingegnere, padre di famiglia sull’orlo della crisi. E poi ancora ci sono Maria Nazionale, un cameo di Greta Scacchi, la sempre azzeccata Micaela Ramazzotti, di una dolcezza infinita. E c’è stato anche spazio per una piccolissima parte di Giuseppe Zeno – anche lui legato alla nostra terra, cresciuto nel Vibonese, dove ha mosso i primi passi con la scuola di teatro Enzo Corea.
Tutti i personaggi sono delineati in maniera netta, sembrano avere pochissime sfumature: in realtà si rivelano man mano, per una scelta narrativa interessante che nasconde una scrittura sorniona, che gioca molto, supportata nei tagli, sul non detto e lasciato intuire.
Una penna, quella de “La tenerezza”, che ha saputo destreggiarsi anche con una bellezza esplosiva e incontenibile come quella di Napoli: la capitale partenopea è sempre presente, ma in maniera discreta, dimostrando quanto sia stata fine l’abilità di fotografia e regia nel non lasciarsi tentare da una sovraesposizione dei luoghi, riuscendo a relegarli al loro compito, quello di fare da sfondo.
Una scelta molto precisa che si riflette anche nei suoni, le voci sono volutamente sussurrate, bisbigli, se non addirittura silenzi parlanti. E ce ne sono molti. Non potrebbe essere altrimenti, in fondo. Perché è una storia d’amore, “La tenerezza”. Che nasce dal dolore più atroce, inconsapevolmente. E’ l’amore tra un padre e una figlia, che entrambi cercano senza saperlo: lui pensa di trovarlo nella problematica vicina di casa, arrivando anche a dichiararsi suo genitore. E’ l’amore che fa capire a entrambi che il dolore, affrontato insieme, non è meno forte, ma più sopportabile.
Emblema dell’indecifrabilità dei sentimenti, glaciale o scricciolo indifeso a seconda di quando richiesto, capace di riprendersi il suo spazio, seguendo la crescita del suo personaggio nel corso della trama, è Giovanna Mezzogiorno, nel ruolo della figlia dell’avvocato. Per l’attrice è un ritorno al cinema, dopo l’assenza da qualche anno per maternità dagli schermi italiani: conferma ancora una volta di essere sempre all’altezza, per questo le va un grande e affettuoso bentornata. Ne sentivamo la mancanza.

Carmen Loiacono

 

 

 

La tenerezza
Regia Gianni Amelio
Soggetto Lorenzo Marone
Sceneggiatura Gianni Amelio, Alberto Taraglio
Produzione Pepito produzioni, Rai Cinema con il contributo del MiBACT in collaborazione con Unipol e Film Commission Regione Campania
Fotografia Luca Bigazzi
Montaggio Simona Paggi
Scenogragia Giancarlo Basili
Costumi Maurizio Millenotti
Fabio – Elio Germano
Elena – Giovanna Mezzogiorno
Michela – Micaela Ramazzotti
Aurora – Greta Scacchi
Lorenzo – Renato Carpentieri
Saverio – Arturo Muselli
Giulio – Giuseppe Zeno
Rossana – Maria Nazionale
Enzo Casertano

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