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“Non chiamatele streghe”, storie di donne ribelli dall’opera a Teatro al borgo di Soverato

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“Non chiamatele streghe”, storie di donne ribelli dall’opera a Teatro al borgo di Soverato

SOVERATO (Cz) – Più che una prima nazionale, è stata un’anteprima di uno spettacolo di cui  ancora non sono state esplorate tutte le potenzialità. “Non chiamatele streghe” andato in scena ieri sera al nuovissimo Teatro al borgo di Soverato è stato un esperimento e il pubblico dell’Armonie d’Arte Festival ha avuto semplicemente modo di testarne l’efficacia.

Già solo a raccontarlo – un recital sulle più note figure femminili dell’opera insieme sul palco con alcune coreografie -, poteva sembrare un azzardo, e invece no.

La performance, su testi di Ilaria Castellazzi – influencer lirica molto seguita sui social, qui al suo esordio come autrice teatrale -, affiancata dallo stesso direttore artistico del Festival Chiara Giordano, ha avuto come protagonista l’attrice Annalisa Insardà – approdo sicuro, sempre – che ha portato in scena un processo, fatto di sole testimonianze e arringhe della difesa, su personaggi quali Violetta della Traviata, la Regina di Ghiaccio di Turandot, la zingara Azucena de Il Trovatore, Ulrica l’indovina del Ballo in maschera, la ninfa Rusalka, Floria Tosca, Didone, la sigaraia Carmen.

Tutte donne dal carattere forte, ribelli, sognatrici ma concrete battagliere, additate come poco di buono, fattucchiere.

Eppure la forza di questi personaggi fa la differenza nelle opere che le presentano, riascoltate in scena nelle registrazioni più celebri esistenti come la Rusalka di Olga Peretyatko, o la Azucena di Elena Obraztsova o ancora Susan Graham nella parte di Didone.

A rendere visivamente la storia di ognuna di loro ci sono state le coreografie, come si diceva, per lo più passi a due, di Filippo Stabile che alle donne dell’opera in più di un’occasione aveva dedicato dei suoi lavori: insieme a Carola Puglisi, allo stesso Stabile e ai danzatori della compagnia Create Danza, queste eroine del belcanto hanno trovato le loro fisicità, voluttuosità, fascino e passioni che il pubblico ha gradito molto. Di un certo effetto il momento di danza aerea sulle note del “Nessun dorma”.

A fare da avvocato e da imputate tutte, la voce della Insardà, che si è alternata tra due leggii, in qualità di “legale” – o voce narrante – e in qualità di questi squisiti ritratti femminili. La scelta della produzione non poteva cadere su un’interprete migliore:  Insardà ha saputo ben rievocare i personaggi, dotandoli in alcuni casi di una forza prorompente, appena percepita nell’opera di provenienza, sebbene presente.

Un battesimo per il bellissimo Teatro del borgo che è piaciuto, ma che andrebbe ben rodato, carburato per poter essere pensato altrove: con le dovute migliorie, qualche limatura, qualche taglio – a molti è sembrato lungo -, e qualche prova in più, “Non chiamatele streghe” potrebbe dare non poche soddisfazioni. In tal caso ne riparleremo.

Carmen Loiacono

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