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Notre Dame, la magia dello spettacolo perfetto (anche con il secondo cast)

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Notre Dame, la magia dello spettacolo perfetto (anche con il secondo cast)

REGGIO CALABRIA – Cosa si può dire che ancora non sia già stato detto su “Notre Dame de Paris”, lo spettacolo con musiche di Riccardo Cocciante e testi di Luc Plamondon – nella versione italiana di Pasquale Panella -, che da più di 25 anni sta riempiendo i palazzetti e le arene estive entusiasmando oggi allo stesso modo di ieri? Siamo stati a vederlo a Reggio Calabria, a distanza di 25 anni dal primo tour italiano che lo vide arrivare anche in Calabria, a Catanzaro (oggi come allora, l’organizzazione delle date calabresi è di Ruggero Pegna).

Il PalaCalafiore della Città dello Stretto è una delle poche, forse l’unica, struttura al momento in Calabria capace di ospitare uno spettacolo di questo tipo, dalle scenografie imponenti, dall’illuminazione altrettanto importante, che richiede un allestimento da adeguati spazi e altezze, oltre che un ampio parterre capace di accogliere i tantissimi spettatori. Secondo gli organizzatori sono stati ben 15.000 quelli che nei tre giorni di programmazione al PalaCalafiore non hanno voluto perdere l’occasione di vedere l’opera musicale per eccellenza dei nostri anni.

Il successo di Notre Dame è la summa di una serie di eccellenze. Un’eccellenza nella musica, che dicevamo di Cocciante, un’eccellenza nel testo ispirato all’omonimo romanzo di Victor Hugo, ma anche nelle scene maestose – di Christian Rätz -, sorprendenti, ancora oggi anche per chi le rivede ancora una volta, nelle coreografie di Martino Müller, nei costumi di Fred Sathal. È tutta una magia, per la regia di Gilles Maheu, completata dagli interpreti.

Parliamo di un cast di danzatori eccezionali, prima di tutto, cambiato sì negli anni,  ma sempre di grande impatto e bravura; così come il cast dei ruoli primari, che è arrivato in realtà a Reggio Calabria con l’eccezionale quartetto che ha segnato il successo di quest’opera già nel 2002. Parliamo di Giò Di Tonno, Graziano Galatone, Vittorio Matteucci e Matteo Setti. In scena sono Quasimodo, Febo, Frollo e Gringoire e ancora oggi riescono a emozionare: con le loro voci sono riusciti a caratterizzare i loro personaggi. Quasimodo è Di Tonno, Febo è Galatone e così dicendo.

Nel ruolo della zingara Esmeralda c’era Elhaida Dani, seguita a ruota dal resto del cast Angelo Del Vecchio, Gianmarco Schiaretti, Camilla Rinaldi, Beatrice Blaskovic, Alessio Spini, Luca Marconi, Massimiliano Lombardi. Il segreto del successo trasversale di questo spettacolo, che riesce a conquistare ancora oggi chi nel 2002 non era nemmeno nato, è sicuramente nei ritmi, nelle musiche travolgenti, che sono diventate un patrimonio, rientrate ormai nell’immaginario collettivo, da “Il tempo delle cattedrali” a “I clandestini”, a “Bella”, “La corte dei miracoli” e ancora a “Zingara” e “Liberi”.

Sono comunque brani che conosciamo grossomodo tutti, che abbiamo ascoltato almeno una volta nella vita, anche quei pochi che non hanno mai visto il musical. Ritmi travolgenti, coi ballerini che corrono da un lato all’altro del palco – anche portandosi dietro transenne -, scenografie maestose e sorprendenti nella loro linearità essenziale per via degli spazi necessari per i balletti, come i grandiosi blocchi “di pietra” che diventano nicchie della cattedrale, finestre, basi e pilastri per i gargoyle, sono sicuramente tra le chiavi di riuscita di questo musical.

E poi ancora le acrobazie di cantanti e danzatori che saltano con destrezza lungo le pareti di Notre Dame, saltano sulle campane e diventano loro stessi i battagli all’interno; e i temi che ritornano, insieme alle liriche strazianti (quasi tutte quelle di Quasimodo).  E la magia della luna, delle stelle, riportate in scena con sapienti giochi di luci (di Alain Lortie).

Notre Dame de Paris è in sintesi una messa insieme di eccellenze, dicevamo, dal punto di vista tecnico ma anche dal punto di vista creativo, che ha consentito un simile successo in passato e che ancora oggi ha conferma della bontà di tutta l’operazione proprio nell’entusiasmo dei più giovani, dei ragazzi delle scuole che, a dispetto di quanto si possa credere, hanno ascoltato rapiti e partecipi, tributando lunghissimi applausi e standing ovation alla fine di ogni recita.

Uno spettacolo perfetto, inalterato nel tempo. Da vedere. Ancora e ancora.

Carmen Loiacono

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