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Recensione – “Miserie e nobiltà” di Chiara Sasso e Gianni Maiolo

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Recensione – “Miserie e nobiltà” di Chiara Sasso e Gianni Maiolo

L’accoglienza e le buone pratiche di convivenza con rifugiati e richiedenti asilo che, dopo tante  peripezie e sofferenze, arrivano sulle nostre coste

Miserie e Nobiltà viaggio nei progetti di accoglienza” Rete dei Comuni Solidali pp. 189 €10,00

“Miserie e Nobiltà- viaggio nei progetti di accoglienza” è un libro curato da Chiara Sasso e Gianni Maiolo del Gruppo di coordinamento Recosol (Rete Comuni solidali), che racconta l’accoglienza e le buone pratiche di convivenza con rifugiati e richiedenti asilo che, dopo tante  peripezie e sofferenze, arrivano sulle nostre coste. Dal Piemonte al Molise, dalla Sardegna alla Sicilia, dalla Lombardia alla Basilicata, dall’Emilia Romagna al Lazio, dal Veneto al Friuli Venezia Giulia e alla Calabria, è tutto un pullulare di esperienze, di pratiche, di mediazioni, di buona politica, che raccontano di un’Italia poco conosciuta, poco visibile, poco raccontata, in cui la Calabria con Riace, il borgo dell’accoglienza, si pone come esempio da studiare, imitare e riprodurre altrove – come hanno fatto molti dei paesi di cui si racconta nel libro. «Storie sconosciute – scrivono Sasso e Maiolo -, dove gli unici custodi sono gli operatori che quotidianamente si occupano dell’accoglienza. Quegli operatori che bistrattati da chi li classifica volgarmente come “quelli che fanno soldi coi clandestini”. Ma quelli che fanno i soldi sono i gestori delle grandi strutture cosiddette emergenziali. Custodi sono gli amministratori che spesso da soli cercano soluzioni, presi in mezzo fra i cittadini rumoreggianti e la Prefettura. Amministratori che fanno argine ad un crescente imbarbarimento, destreggiandosi fra mille difficoltà con magri bilanci e una crisi economica pesante».
Di tutte le esperienze raccontate nel libro riprendo solo quella di Riace perché in essa si riassumono tutte le altre. A Riace – come racconta il sindaco Domenico Lucano – tutto ha avuto inizio nel 1998 quando un centinaio di curdi, sfuggiti all’esercito di Ankara e iracheni scappati dai gas di Saddam, arrivarono sulle coste della locride e molte e molti si prodigarono per accoglierli nel proprio paese. Con l’associazione “Città Futura” Lucano, sull’esempio di Badolato, pensò allora di riportare a nuova vita il borgo medievale col recupero delle case disabitate degli emigrati e di antichi mestieri. Dopo i curdi, arrivarono da Lampedusa eritrei, afgani, etiopici ed è a partire dal 2000 che il paese, a rischio di spopolamento – come tanti altri di cui si racconta nel libro –  rinasce. Vengono organizzati corsi d’italiano, le bambine e i bambini sono inseriti nella scuola, nell’asilo. Si aprono i laboratori di tessitura, ceramica, vetro, confetture di marmellate, olio con l’ultimo frantoio rimasto nel paese. Si apre  il ristorante con la taverna “Donna Rosa” dal nome di una venditrice di stracci che con la sua povera mercanzia portava al mercato tanta solidarietà. Viene fondata la prima cooperativa “Il Borgo e il Cielo” in grado di seguire i vari laboratori e anche all’asino si ridà dignità con la raccolta differenziata porta a porta. «Attualmente – dice Lucano, divenuto sindaco per la prima volta nel 2004 e riconfermato alle ultime amministrative – a Riace sono impegnate come operatori più di sessanta persone, c’è lavoro per tutti, cosa inimmaginabile prima». «Per i cittadini di Riace – continua – è stata un’occasione straordinaria per conoscere il mondo più da vicino. Abbiamo contribuito a provocare una maturazione delle coscienze». Una storia, quella di Riace che, come tutte quelle raccontate nel libro che non esauriscono le centinaia di esperienze di accoglienza sparse in tutte le regioni, continua ancora oggi. Un libro bello da leggere, esperienze da conoscere e fare conoscere, perché oggi la posta in gioco è molto alta, ne va della nostra umanità e civiltà in un mondo sempre più incattivito, dove razzismo e xenofobia sono diventati, o rischiano di diventare, senso comune.

Franca Fortunato

 

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