La Smilza
Sandokan e gli altri
Ma, sinceramente, che cosa si aspettavano i calabresi da “Sandokan”, la nuova fiction dedicata alla Tigre della Malesia in onda in queste settimane sulla Rai? Che ogni tanto saltasse fuori una ‘ndujia? Che Momprachem si svolgesse sul “chilometro più bello d’Italia” (cit.), che i tigrotti saltellassero intorno a un pino loricato? O che Sandokan venisse recuperato davanti all’Isola di Dino? Benvenuti nel mondo della finzione dove tutto può essere creato di sana pianta in ogni dove, anche in un angolo di provincia calabrese per lo più industriale dove tranne aule bunker e convegni Coldiretti (evviva entrambi che ci sono), poco altro avviene.
Bisogna spezzare una lancia nei confronti dell’operazione della Regione Calabria – Film Commission, perché il senso della produzione senza precedenti di Sandokan è in altro: nell’aver creato – che non è detto, potrebbe sempre rivelarsi una cattedrale nel deserto, lo potremo confermare solo in futuro -, un movimento economico non indifferente che potrebbe continuare a ripetersi in futuro e, portare soldini oltre che turismo. Certo, non accade tutto in un battere di ciglia.
La film commission pugliese ci ha messo qualche anno e adesso… indovinate? Tantissime produzioni cinematografiche e non solo avvengono là, ma tutto il territorio – insieme ad altri investimenti e operazioni di marketing mirate -, ne ha beneficiato e continua a farlo. Il “movimento” intorno alle masserie e alla campagna del Tavoliere è tale che molte produzioni televisive americane e inglesi come la BBC (avevamo detto Rai?) stanno realizzando reality e produzioni proprio lì. E invece il calabrese che cresce a pane e lamento si deve fermare sempre alla superficie…
Anche sulla qualità della serie su Sandokan, che non ha nulla da invidiare alle centinaia di similari che ci propinano in ogni modo. La pecca di questa, nello specifico, è che ha alle spalle un precedente troppo ingombrante – ragazzi, non ci prendiamo in giro chi oggi fa il parallelo con la versione di Kabir Bedi era un ragazzino quando l’ha vista, con tutto ciò che comportano gli occhi e le emozioni di un adolescente che guarda per la prima volta un mondo così esotico -, tra l’altro realizzato con tecnologie diverse e anche tempi narrativi che oggi sono cambiati – vivaddio -, ma per il resto è una fiction dignitosa, fatta bene, dalla quale aspettarsi un risultato da fiction Rai.
Per noi, della Citra e della Ultra, dovrebbe essere motivo di orgoglio, perché se ne parla un po’ dappertutto e questo già solo basta a mostrare un territorio diverso da quello radicato nell’immaginario collettivo: della Calabria set di Sandokan parla Fiorello nella sua trasmissione radiotv, ne parla Cattelan – peraltro reduce da una quindicina di giorni a Catanzaro per Italia’s got talent, durante i quali ha frequentato locali e si è soffermato a chiacchierare con tutti amabilmente -, ne parla, e pure molto bene, Ed Westiwick che probabilmente prima di questa produzione neanche sapeva dell’esistenza di Lamezia Terme. C’è da aggiungere altro?

