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My ever changing string, emozioni in danza con Ilenia Romano

My ever changing string
ph Luna Loiero e Antonio Pittelli per FerMentis

MigraMenti/residenze

My ever changing string, emozioni in danza con Ilenia Romano

Mentre il progetto MigraMenti al Teatro comunale di Badolato (Cz) in questi giorni ospita la residenza “Perle ai porci” di Athos Mion e Salvatore Alfano, pubblichiamo di seguito il resoconto della residenza di danza “My ever changing string” di Ilenia Romano, selezionata da Virgilio Sieni per l’edizione 2023 di MigraMenti. Il resoconto è un ulteriore tassello della collaborazione tra Spettacoliamo.it e Ateatro, iniziato con le precedenti residenze ospitate dalla compagnia Teatro del Carro. Questa volta a fare da osservatore è stata la nostra Carmen Loiacono. 

Si è da poco conclusa al Teatro Comunale di Badolato (Cz) la terza residenza dell’annualità 2023, l’unica dedicata alla danza. Dopo Elvira Scorza con il suo “Itinerario della mente verso Thomas Bernhard” ispirato all’omonimo libro di Martino Ciano, e l’originale “Pay-per-view” del duo vicentino Alessandro Businaro – Stefano Fortin, è toccato a Ilenia Romano e al suo “My ever changing string”, un lavoro coreografico incentrato sulla suite in quattro tempi per contrabbasso solo “Voyage that never ends” di Stefano Scodanibbio, abitare il progetto MigraMenti.

Da qualche anno a questa parte il progetto di residenza MigraMenti gestito dal Teatro del Carro al Comunale di Badolato, si avvale della collaborazione artistica del Centro nazionale di produzione della danza Virgilio Sieni, così di fianco alle residenze teatrali – quattro in totale per tre categorie, “Under 35/Emergenti”, “Inedite” e “Sentieri” – una delle cinque selezionate dal bando è relativa alla danza: è lo stesso coreografo e danzatore toscano a scegliere il vincitore tra le domande arrivate – quest’anno sono state ben 47 su 151 – offrendo a chi supera la selezione la possibilità di essere inserito nella programmazione del Centro nazionale stesso, o di essere ospitato in residenza anche a Firenze.

Così è accaduto per Ilenia Romano e per il suo progetto “My ever changing string” prodotto da PinDoc Produzione e Promozione Danza Contemporanea, con il quale ha partecipato al bando di MigraMenti: come tutti i vincitori, ad Ilenia è stata data la possibilità di sviluppare la sua idea e la drammaturgia proposta, fondata sul concetto di ricerca contemporanea e di ascolto del territorio – requisiti necessari per partecipare alla selezione -, attraverso un sostegno economico e un tutoraggio artistico, critico, organizzativo e tecnico, a Badolato, ospite della compagnia Teatro del Carro per quindici giorni. Mentre a novembre, la stessa danzatrice è stata titolare di residenza proprio al Centro nazionale di produzione della Danza di Firenze.

«Da quando abbiamo iniziato c’è sempre più attenzione verso questo progetto ed è una cosa estremamente positiva, anche perché siamo riusciti a creare un bel ponte con la Toscana per cui le persone che vengono premiate dal bando vengono in Calabria e si ritrovano appunto ad approfondire il loro percorso a Firenze – ha affermato lo stesso Virgilio Sieni, parlando della collaborazione artistica con il progetto MigraMenti – È già una bella opportunità, che si sta ampliando: mi chiedono in molti di questo bando, che così consente la possibilità di sperimentare in più luoghi».

E Ilenia? Cosa ha convinto Virgilio Sieni a scegliere lei, fra i tanti? «L’ho scelta perché mi ha incuriosito – ha spiegato il coreografo – La sua ricerca si basa sull’avvicinamento a un’opera musicale molto importante di Stefano Scodanibbio, che ho conosciuto personalmente, con cui ho lavorato insieme, un musicista straordinario, ma che in pochi conoscono. Mi ha incuriosito molto che una danzatrice fosse stata attratta da questa cosa».

«Ho visto poi cosa ha fatto, il suo percorso artistico, ma anche alcuni studi che lei ha fatto di preparazione a questo lavoro, preliminari – ha aggiunto -. Spero sia un lavoro concentrato su un concetto di fisicità, di femminilità che possa anche stimolare tutto quello che è il discorso del corpo, oggi».

 

Chi è Ilenia Romano

Danzatrice, autrice, formatrice, Ilenia Romano si laurea con lode presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma. La sua formazione si estende dalla tecnica classica ai linguaggi della danza contemporanea alle arti marziali interne. Intraprende recentemente il corso di studi di danzamovimentoterapia espressivo-relazionale. Ai suoi esordi da interprete ne La Compagnia dell’Accademia Nazionale di Danza si confronta personalmente con Pina Bausch, Cristiana Morganti, Jacopo Godani, Wayne McGregor, Ismael Ivo, Robyn Orlin.

Danza poi per Les gens d’Uterpan, Micha Van Hoecke, DEOS Giovanni Di Cicco, Compagnia Zappalà Danza (danzatrice e assistente). Da diversi anni ad oggi collabora con ALDES Roberto Castello e, come danzatrice e assistente, con la Compagnia Adriana Borriello.

Si dedica, inoltre, alla trasmissione di pratiche di movimento rivolte a danzatori professionisti, attori, amatori, bambini.

Dal 2015 al 2019 è coreografa associata a Scenario Pubblico Centro Nazionale di produzione della Danza. Collabora con diversi musicisti per la creazione di spettacoli con musica dal vivo (Carlo Condarelli, Angelo Martines) e per perfomance legate all’improvvisazione con musicisti come Alfio Antico, Puccio Castrogiovanni, Claudio Riggio, Giancarlo Bianchetti. Nel 2016 vince il bando “L’Italia dei Visionari” di Kilowatt Festival. Nel 2018 è tra i coreografi di Anghiari Dance Hub.

Dal 2019 è tra i coreografi italiani selezionati per il progetto internazionale Crossing the sea: nel 2019 è coreografa ospite del Dance On – international Dance Exchange under the Hong Kong Arts Festival@Cattle Depot Creative Hub in collaborazione con Crossing the sea (Italy), e nell’agosto 2022 è coreografa ospite del Ramallah Contemporary Dance Festival in collaborazione con Crossing the sea (entrambe occasioni in cui tiene laboratori coreografici per danzatori professionisti adulti e teen ager locali).

Nel 2020/2021/2022 cura i movimenti di scena dello spettacolo “Baccanti” prodotto dal Teatro Stabile di Catania con la regia di Laura Sicignano. Con la stessa regia, nel 2022/2023 cura le coreografie di “Kakuma” spettacolo prodotto dal Teatro nazionale di Genova.

Nel 2022 è docente di Tecnica contemporanea ai corsi di Da.Re. e ai corsi propedeutici dell’Accademia Nazionale di Danza.

Dal 2023 è coreografa associata a PinDoc.

 

“My ever changing string”

Il progetto che Ilenia ha presentato con la sua candidatura al bando è My ever changing string, la trasformazione in danza di un’opera di culto della musica contemporanea internazionale, una suite per strumento solo in quattro parti di Stefano Scodanibbio, virtuoso contrabbassista marchigiano, scomparso una decina di anni fa lasciando un’eredità non indifferente, portata avanti dai suoi numerosi allievi.

Nato a Macerata, Scodanibbio, scomparso nel 2012 a causa di una malattia che lo aveva costretto a ritirarsi dalle scene nel 2009, è stato uno dei più importanti interpreti del contrabbasso contemporaneo, collaborando con numerosi compositori di fama internazionale come Luciano Berio, Luigi Nono, Terry Riley e Giacinto Scelsi.

Oltre ad essere un virtuoso del contrabbasso, Scodanibbio è stato anche un compositore prolifico. Le sue opere spaziano tra vari generi musicali, includendo musica da camera, musica per orchestra e opere vocali. La sua musica è caratterizzata da una grande inventiva e da un uso innovativo delle tecniche estese dello strumento, che gli ha permesso di lasciare un’impronta significativa nel mondo della musica contemporanea.

Il titolo della suite di Scodanibbio oggetto di studio di Ilenia Romano è “Voyage that never ends”, e pare sia stato ispirato dal progetto editoriale di Malcom Lowry, un ciclo di romanzi di cui scrisse in realtà solo il primo, “Sotto il vulcano”. Il lavoro di Scodanibbio, durato una ventina di anni (dal 1978 fino al 1998, anno della prima pubblicazione del “Voyage”), è una ricerca di suoni, una esplorazione delle potenzialità del contrabbasso, suonato a mani libere, con corde a vuoto, pizzicate, che si articola in quattro momenti: Voyage Started (il viaggio – iniziato), Voyage Interrupted (interrotto), Voyage Continued (continuato), Voyage Resumed (ripreso).

«Una corda di contrabbasso ha una vita propria? – si è chiesta Ilenia Romano – Si scorda, tende, si contorce, vibra… Trova la sua personale accordatura e procede per escursioni termiche, muta con l’arido e con l’umidità. I suoi moti interiori la sfregano, la percuotono, la pizzicano. E intanto, i suoi umori producono timbri dentro una rete di movimenti estemporanei».

Il progetto complessivo prevede la creazione di un assolo di danza di circa un’ora, diviso nelle 4 parti che compongono la suite, tutte autonome e allo stesso tempo legate da un filo drammaturgico comune. Ogni parte avrà un carattere specifico, in dialogo coi colori e le peculiarità delle singole partiture. In realtà nello specifico programma di lavoro di Badolato, Romano si è concentrata esclusivamente sulla prima parte, la più lunga, con i suoi 23 minuti circa di durata.

C’è da dire infatti che Ilenia aveva già presentato un primo studio sull’ultima parte, la quarta, in occasione dell’omaggio alla memoria di Micha Van Hoecke – coreografo belga con cui aveva lavorato come solista -, nel primo anniversario della sua morte, nel 2022 a Castoglioncello: «Miki Matsuse, la moglie di Micha, mi invitò a portare un omaggio danzato. Onorata ed emozionata accettai. Nel periodo della pandemia, per varie ragioni,  avevo messo in pausa il mio percorso autoriale. Quell’invito è stato l’occasione per tornare alla mia personale dimensione creativa… ho accolto quella possibilità come un segno», ha spiegato Ilenia.

«Conoscevo già alcuni lavori di Stefano Scodanibbio, e affascinata da “Voyage that never ends” , ho scelto la quarta parte “Voyage resumed– ha raccontato – anche per il significato metaforico che quel titolo aveva per me in quel momento». Le sensazioni personali e i riscontri ottenuti in quella occasione, e l’attrazione che continuava a maturare per quell’opera musicale, l’hanno spinta ad approfondire il suo studio ed ampliarlo alle prime tre parti, nonostante si trattasse di un lavoro non semplice, una sfida.

Ma c’è una particolarità: sebbene l’opera sia stata eseguita numerose volte da parte del compositore, non esiste una partitura definitiva, nel senso che è inverosimile “una codificazione fissa ed esatta del pezzo” – come spiega chiaramente il contrabbassista Dario Calderone, allievo di Scodanibbio, nella pagina a lui dedicata all’interno del suo personale sito web consultabile liberamente. È un po’ lo stesso meccanismo che vuole attuare Ilenia Romano con il suo My ever changing string: creare una partitura che abbia una struttura rigorosa, ma che non sia definitiva, che lasci un certo margine di libertà all’interprete che dialoga costantemente con la musica, nell’hic et nunc.

«My ever changing string è un lavoro di sperimentazione sul rapporto in assonanza-dissonanza-risonanza tra movimento e partitura musicale – spiega ancora Romano – Il suono di un unico “strumento corpo” intesse un dialogo estemporaneo col suono del contrabbasso di Stefano Scodanibbio in assolo. La ricerca mira alla creazione di un linguaggio del corpo che evochi immagini, stati e suggestioni partendo dalla concretezza di “azioni fisiche musicali”».

 

La residenza a Badolato

Il lavoro di Ilenia in residenza è stato fin da subito un continuo passaggio dal macro al micro, e dal micro al macro, nato prima di tutto dallo studio della composizione musicale che dura, come si diceva, quasi un’ora. Le giornate di prove su una “partitura rizomatica” – citazione da Gilles Deleuze, ripresa anche da Calderone -, sono state scandite dalla ricerca del materiale “giusto”, della partitura “giusta”, anche attraverso codici numerici che poi ha gradualmente lasciato andare.

Ilenia è cresciuta circondata dalla musica per la presenza in famiglia di musicisti classici (e non solo), e anche lei stessa da bambina aveva cominciato a studiare musica, pianoforte per essere precisi, prima di dedicarsi completamente alla danza: studi, soprattutto di solfeggio, che le sono tornati utili nel corso della sua formazione in Accademia e nel suo percorso professionale, inclusa la preparazione alla complessa opera di Scodanibbio.

Finché si trattava, però, di un singolo movimento della suite, il lavoro aveva una direzione, nel momento in cui il progetto è diventato molto più ampio, si è resa necessaria anche una drammaturgia che legasse le varie parti, nella prospettiva di un unico disegno/viaggio di un’ora: «Allo stesso tempo – ci ha spiegato Ilenia Romano al nostro primo incontro – vorrei creare ogni parte in modo che possa essere autonoma rispetto alle altre e che al tempo stesso vi sia connessa. Così come a Castiglioncello ho danzato dieci minuti che avevano un “senso”  in sé, vorrei fare la stessa cosa con le altre parti, in modo da poterle danzare anche separatamente in luoghi differenti».

Considerando la presenza di “temi sonori” ricorrenti in questa suite di Scodanibbio, anche Ilenia Romano lavora su un materiale di movimento (tema) che trattato e trasformato continuamente nella partitura coreografica, diventa più o meno riconoscibile fino anche a perdersi in deviazioni, ramificazioni e derive.

I primi passi mossi da Ilenia, molto affascinata dalla sperimentazione timbrica del compositore e dalla peculiarità della composizione musicale “semiaperta”, è stata dunque la ricerca di un materiale efficace con cui agire liberamente all’interno di un certo meccanismo sistemico, in similitudine con il processo compositivo di Scodanibbio: la partitura coreografica diventa una mappatura relativa a tutti i parametri del movimento, un sistema di regole più o meno chiuso o aperto che fa sì che la coreografia sia un organismo vivo.

Aumenta sì il rischio da parte dell’esecutore – musicista o danzatore – che si espone in una sorta di maggiore intimità condivisa col pubblico, ma rende l’esperienza più viva, ogni volta realizzata nel presente, di sicuro con maggiori possibilità.

Partendo dunque dall’analisi dei vari parametri del suono e della musica, Romano si è concentrata sul proprio corpo utilizzandolo come strumento, come se potesse produrre del suono in dialogo con la musica. Nella pratica, questa ricerca si è tradotta in un lavoro sulla gestione sottile dell’energia nel movimento, in giochi di tensione e rilascio con diverse gradazioni tra forze e direzioni interne ed esterne del corpo, in creazioni e scomposizioni ritmiche di linee e percorsi, in accumulazioni e sottrazioni di gesti, in ostinati, in avvitamenti continui a diverse velocità e ampiezze.

 

La residenza di Ilenia Romano e il territorio di Badolato

Nel corso della sua permanenza a Badolato, le giornate di Ilenia hanno alternato ai momenti di assoluta concentrazione sul palco e allo studio in solitaria, incontri e laboratori, con partecipanti di diversa natura.

Ad esempio, accompagnata dal direttore artistico di MigraMenti, Luca Michienzi, Romano ha incontrato una quinta classe dell’Istituto tecnico Malafarina di Soverato, grazie alla collaborazione del preside Saverio Candelieri, del coordinatore delle attività teatrali Enzo Femia e della docente Lucia Sica.

Nel corso delle due ore circa dell’incontro, Ilenia ha coinvolto una quindicina di studenti, dai 17 ai 19 anni, in un laboratorio sul movimento in cui ha proposto un lavoro di esplorazione dei principi di movimento, spazio, tempo, flusso, peso, e di schemi motori. Ha articolato l’esperienza proponendo delle strutture di improvvisazione da “giocare” con delle regole: i ragazzi dovevano reagire secondo il loro sentire e le possibilità del loro corpo, ma all’interno di quelle regole.

«Attività come queste dovrebbero essere proposte molto più spesso – ha affermato Michienzi –perché i ragazzi di oggi hanno veramente difficoltà a relazionarsi con il proprio corpo e con il corpo dell’altro, oltre che con l’ambiente».

«Abbiamo lavorato in un luogo dispersivo, un campetto all’aperto, una situazione che non agevola un lavoro sul corpo, con tutta la complessità che porta, con un gruppo numeroso – ha spiegato Romano – per questo i ragazzi ci hanno messo un po’ ad “entrare” nelle pratiche proposte. Ho dovuto insistere con degli esercizi specifici per portarli ad un certo “stato di presenza”. Pian piano ho notato che l’interesse per ciò che facevamo iniziava a crescere in loro, e che alcuni in particolare attivavano un effetto trainante positivo sul resto del gruppo. Li abbiamo visti immersi in esperienze di movimento e relazione che all’inizio sembravano impossibili in quella situazione, e invece c’è stata una bellissima trasformazione in sole due ore. A volte basterebbe dare ai giovani delle opportunità diverse… Chissà quali frutti porterebbero».

Ilenia Romano non ha fatto solo laboratori con le scuole, ma anche con un gruppo di adulti, nella fattispecie alcuni dei partecipanti dell’associazione di teatro amatoriale di Badolato, con cui per un paio di giorni ha condiviso il teatro comunale.

Con loro la coreografa ha impostato un lavoro basato sugli stessi temi, ma articolato in modo diverso in virtù dell’età differente e del numero di persone, inferiore rispetto a quello della classe scolastica: «Trattandosi di un laboratorio in uno spazio chiuso e raccolto con un buon ritorno acustico – ha raccontato – ho potuto proporre un lavoro più focalizzato sulla relazione con la musica. Lo stato di piacere e di gioco fortemente presente tra i partecipanti, che ho cercato di tenere vivo e forte in tutta la durata dell’esperienza, ha semplificato il raggiungimento degli obiettivi del laboratorio». Che non era obbligatorio come nel caso di un’attività scolastica, aggiungiamo noi.

 

L’esito pubblico

Per la restituzione pubblica di My ever changing string, Ilenia ha deciso di presentare agli spettatori – una cinquantina di persone – una prima sperimentazione sulla prima parte del suo “Voyage”. Ha scelto di non proporre al pubblico il materiale anche eventualmente “grezzo” delle altre parti, ritenendolo prematuro per questioni drammaturgiche, e perché curiosa di capire come avrebbero reagito gli spettatori a delle questioni specifiche limitate ad una certa durata.

La coreografa ha voluto mantenere il palco completamente spoglio, con le corde in vista e le luci di base, di una sala prove praticamente, per condividere il momento reale di ricerca in atto. Ha acceso e spento lei stessa le luci sul palco per sancire l’inizio e la fine della “prova aperta” (l’allestimento e la regia luci saranno definiti solo a lavoro ultimato).

Avendo assistito ad alcuni momenti di indagine fisica dei primi giorni di residenza, ho notato a fine percorso che alcuni processi fisici applicati al materiale di movimento di base erano cambiati rispetto alle ipotesi iniziali: questa scelta ha reso più riconoscibile il lavoro di variazione sul tema coreografico fondamentale.

Lo stesso vale per le assonanze e dissonanze con il suono, che proprio grazie all’individuazione di un filo conduttore ben preciso sono ancora più evidenti rispetto alle primissime scelte e constatabili anche da chi non è né musicista, né danzatore: tutti i presenti, rimasti a scambiare opinioni e chiarimenti dopo la riaccensione delle luci, hanno confermato di aver identificato il lavoro sulla assonanza, sulla risonanza e sulla dissonanza con la musica.

Hanno notato come il movimento della danzatrice viaggiasse in relazione alla musica, come su un binario parallelo che anticipava, ritardava, o era puntuale rispetto alle peculiarità ritmiche e timbriche dei vari momenti della partitura musicale, spiazzando la percezione e le aspettative di chi guardava.

L’esito è stato del resto accolto con entusiasmo da parte degli spettatori: molti tra i presenti, hanno visto il corpo della danzatrice come uno strumento musicale che veniva suonato. Bersaglio centrato da parte di Romano: una signora ha proprio visto in lei la corda e il modo diverso in cui veniva toccata e suonata dal compositore.

In particolare un musicista, presente in sala, ha ammesso di essere rimasto molto colpito sia dall’opera musicale sia dal lavoro in sé, e con la curiosità di sapere dove andrà a finire questo miracolo della relazione, viva e profonda, in cui seppure nella dissonanza a volte si arriva a stare in una presenza comune.

Una delle signore partecipanti al laboratorio, ha notato delle ricorrenze nel metodo della coreografa: Ilenia aveva infatti lavorato con loro per trovare una libertà creativo-esplorativa di movimento all’interno di un sistema di regole… la signora aveva individuato la stessa matrice in questo lavoro coreografico che l’ha presa e affascinata completamente. Alla stessa persona alcuni momenti del lavoro hanno inoltre aperto un immaginario relativo al vissuto delle donne nell’arco di una giornata.

Un’altra spettatrice ha individuato un lavoro processuale sul movimento all’interno di un percorso spaziale definito: era come se nel “viaggio”, a suo dire, cambiassero le consistenze di un corpo che cercava una libertà nell’adattarsi a un percorso sempre cangiante, come se la danzatrice stesse tirando i fili di questo spazio, alle cui regole il corpo si adeguava e, quindi, si trasformava.

 

Il futuro di My ever changing string

Molti degli spettatori presenti alla restituzione di Badolato hanno espresso la volontà, la curiosità e il piacere di vedere come sarà lo sviluppo delle altre parti e quindi lo spettacolo per intero. Ci vorrà ancora del tempo perché My ever changing string debutti ufficialmente e chi lo sa, ritorni forse nuovamente in Calabria. Il 19 novembre, va aggiunto, ha avuto luogo un’altra apertura pubblica del lavoro a Palazzina Indiano Arte, a Firenze, al termine della residenza offerta dal Centro di Produzione della Danza Virgilio Sieni, dove la coreografa ha ripreso e approfondito il lavoro sulla prima parte (Voyage started) e affrontato la ricerca sulla seconda parte (Voyage interrupted).

C’è da dire infine che un’idea accarezza Ilenia da tempo: l’eventualità di esibirsi insieme a un contrabbassista dal vivo. Una scelta che porterebbe ulteriore complessità al lavoro per diversi aspetti, e che necessiterebbe quindi di approfondite riflessioni. Vedremo…

Carmen Loiacono

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